Home > Notizie economiche > L’economia riparte, il lavoro no

I segnali di vivacità che giungono dal mondo delle imprese confermano il tono positivo della congiuntura economica.

La ripresa però, non continua a incidere in modo decisivo sul mercato del lavoro. La ripresa si ha in settori diversi e non in modo omogeneo, però meglio di niente.

Secondo il rapporto di Confindustria sulla produzione industriale, in luglio vi è stato un aumento del 1.2% rispetto al mese precedente, questo è sicuramente un progresso. Insomma l’industria italiana sta accelerando la sua ripresa e oramai cresce.

Finalmente alcune notizie positive, che di certo non fanno mai male.

Da alcune indagini si presume che la crescita economica sia in progresso anche per il mese di agosto e settembre, grazie al traino dell’export e di una ripresa della domanda interna.

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L’ottimismo in Italia cresce, infatti le imprese sono più positive rispetto al passato circa l’andamento corrente di ordini e produzione.

Tutta questa spinta di ottimismo, non sta cambiando però il quadro occupazionale.  Le stime di ieri di Unioncamere e dal Ministero del Lavoro parlano di 20mila nuove assunzioni previste nel 2010, ma il saldo tra entrate nel mondo del lavoro (802mila)  e uscire di personale (980.500) rimane negativo di 178.400 unità, che equivalgono a un calo del 1,5% dell’occupazione stimata per quest’anno.

C’è ancora molta cautela da parte delle imprese per le nuove assunzioni. I nuovi contratti sono per lo più flessibili e le richieste sono mirate per personale tecnico altamente qualificato, oltre che di operai, mentre si registra ancora un calo delle opportunità per gli impiegati.

Questa ricerca di personale con qualifiche sempre più elevate rischiano di rimanere insoddisfatte. Questo infatti preoccupa il ministro Sacconi: “è il disallineamento tra offerta e domanda di lavoro il grande problema italiano”, un gap di competenze che rischia di non attuare a pieno la ripresa economica dell’Italia.

Personalmente condivido la voglia di assumere personale altamente qualificato, sarà sempre di più cosi perchè ormai il mercato concorrenziale in cui siamo necessità di specialisti piuttosto che di “tutto fare”.

Questo però non deve essere una “scusa” per non assumere.

Io personalmente più che permettere i contratti a termine permetterei periodi di prova più lunghi, magari poco tassati, cosi da invogliare gli imprenditori a scegliere nuovo personale più facilmente e per questi più possibilità di mettersi alla prova e dimostrare quando si vale.

Spunti da: Il sole24ore del 30/07

A presto

Alberto Consoli
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