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banche Il fisco indaga le bancheIn questi giorni gli 007 del fisco portano avanti la maxi-inchiesta sul settore del credito.

Partite a macchia di leopardo la scorsa estate, le indagini dell’amministrazione finanziaria stanno portando a galla un vero e proprio “sistema”, architettato dalle banche per pagare meno tasse, a metà strada tra l’elusione e l’evasione.

Spero che non sia nulla di vero, perchè fa molto pensare che le “aziende” bancarie per far quadrare i bilanci abbiano potuto eludere la legge, e fa molto pensare ai controlli che si fanno e a come vengono fatti…

Se fosse vero, non mi stupirei che la crisi economica sia nata da un’industria bancaria cosi libera di potersi permettere di fare tutto ciò che vuole.

Quello scovato dal fisco è un articolato meccanismo, attuato dai principali gruppi creditizi italiani per abbassare gli utili e nascondere un pò di fatture.

Obiettivo finale di questi artefizi: Pagare meno tasse all’Erario.

Come tutte le aziende anche le banche hanno dei conti da far quadrare, e dei soci da far guadagnare!

Dalle prime indagini sta venendo fuori una prassi amministrativa di conti truccati e bilanci pieni zeppi di acrobazie fiscali: Iva, Ires e Irap le imposte finite sotto la lente del fisco.

L’operazione viene portata avanti da Milano, dall’Ufficio grandi contribuenti dell’agenzia delle entrate.

Secondo alcuni analisti del settore, in questa inchiesta si sta parlando di più di 3 miliardi di euro!

Le pratiche “scorrette” sono diverse. Occhi Puntati su costi fantasma, voci di spesa caricati tra le uscite del bilancio per abbattere gli utili e ridurre l’imponibile. In evidenza ci sono le super-spese, soprattutto quelle per comprare software.

Altra cosa le finte sponsorizzazioni, soldi elargiti dalle istituti di credito ad associazioni non profit o enti di ricerca, senza la necessaria documentazione a supporto della contabilità.

Nei gruppi bancari, per il fisco, venivano pure rimpallati i costi più alti e scaricati sulla SPA con più utili.

Alcuni trucchetti riguardano pure i bonus e premi ai top menager, spalmati su più anni di quelli acconsentiti dalla legge fiscale.

Per non parlare poi delle operazioni con società off shore, con sede nei paesi cosiddetti black list.

Diciamo che questo dossier fiscale sembra essere più delicato di quello di Basilea 3, se poi ci mettiamo la crisi che ha riguardato le banche, non è proprio periodo per loro.

Speriamo sia una cosa limitata a pochi operatori di mercato perchè un’altro scossone in questo settore non è una cosa che fa bene a nessuno, ne ha noi operatori di mercato ne alle famiglie stesse.

Fonte: Libero 21/09/2010

A presto

Alberto Consoli
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